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Una macchina per Anne

Ci sono donne sfortunate, a cui la vita sembra volersi sempre ribellare. Senza motivo, come se fossero costrette a dover pagare più delle altre, a soffrire più del normale per restare in piedi. Anne è una di queste donne. E non lo diresti mai, se la conosci, perché il suo sorriso ti abbaglia.

Anne viene dall’Africa. È giunta in Italia ormai da tanti anni, parla bene la nostra lingua e si è integrata velocemente. Aveva con sé la sua bambina, quando ha messo piede da noi, e nemmeno il terribile viaggio che ha affrontato ha spento il suo desiderio di futuro. Piano piano ha trovato un lavoro, una casa in affitto, la sua dolcezza ha fatto da apripista nelle relazioni e nelle amicizie italiane. Sembrava tutto molto bello. D’improvviso è dovuta tornare nel suo Paese per gravi motivi familiari, certa che sarebbe tornata il prima possibile in Italia, dove ormai la sua vita aveva preso una forma che le piaceva, per lei e per la bambina. 

È tornata dall’Africa incinta di Luca, che oggi ha otto anni. Le cose hanno preso a girare molto male, il padre del bambino la usava per venire in Italia e, arrivato qui, aveva per lei solo gesti di violenza. Violenza fisica e violenza psicologica, una violenza che non le ha mai impedito di proseguire il suo lavoro, che intanto è diventato un impiego a tempo indeterminato. Perché la forza di Anne è indubbia ed è impossibile non affezionarsi e credere in lei.

In Luca i medici hanno riscontrato un grave problema di vista, che come Caritas cerchiamo di monitorare e di supportare nel susseguirsi di visite oculistiche e nell’acquisto di apparecchi per ipovedenti. Ma la crisi più grande è arrivata ora: il proprietario della casa dove vive in affitto ha bloccato il contratto di locazione perché intende riprendersi l’abitazione e, nonostante le ricerche e la sicurezza di un lavoro a tempo indeterminato, Anne non trova una casa dove trasferirsi con sua figlia, ormai quasi diciottenne, e Luca.

Non è tutto qui. Dieci giorni fa, tornando dal turno di notte, l’auto si è fermata in una zona industriale, lasciandola disperata e sola in mezzo a una strada. Il suo datore di lavoro si è prodigato subito per procurarle una macchina sostitutiva, poiché senza auto Anne non può lavorare, ma è necessario risolvere il problema alla base. L’auto è vecchia e non recuperabile, quindi abbiamo deciso di procedere all’acquisto di un mezzo usato e sicuro. Un acquisto che condivideremo in parte con l’altra realtà che la supporta, la parrocchia, ma che ha una spesa non indifferente. Un altro schiaffo alla resistenza e alla forza di Anne ci sembra davvero troppo, noi vogliamo aiutarla. Aiutaci anche tu a comprare una macchina per Anne.

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